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" Ma spesso gli artisti non sanno bene cosa stanno creando; essi sono guidati dall’istinto moderato dall’esperienza. Non hanno in mente parole o concetti da esprimere ma solo immagini che premono per uscire ed essere impresse, attraverso il braccio, la mano, il pennello. Inconsapevolmente il pittore trasferisce se stesso sulla tela e solo dopo un po’ di tempo si riconosce… ".
Mario Errico
Mario Errico
Ha studiato presso il Liceo Artistico Statale di Napoli
Ha frequentato il corso di scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli
Insegna Storia dell’Arte presso il Liceo Classico Statale “A. Rosmini” di Palma Campania
Mostre e impegni professionali:
1985 – Nola - Personale
1986 – Nola – Centro Ricerca 11- Dis-Oggettività
1987 – Nola – Centro Ricerca 11- Decaedro
1987 – Teggiano- VI Biennale di Arte Sacra Città di Teggiano
2003 – realizzazione del Palio del Carnevale Palmese 2003
2004 – illustrazioni del il Calendario del 50° Anniversario dell’istituzione scolastica del Liceo Classico Statale “A. Rosmini” di Palma Campania
2005 – illustrazioni del Calendario del Liceo Classico Statale “A. Rosmini” - Uomini Illustri della Terra di Palma
2002/04 – ha collaborato, in qualità di scenografo, per le associazioni di teatro e danza di Palma Campania 2006 illustrazione del calendario del Liceo Classico Statale “A.Rosmini” – Pier Paolo Pasolini – Sequenze di cinema e i vita
2005 Palma Campania - Circolo Culturale “Vittorio Emanuele” – I Pastelli di Mario Errico
2007 illustrazione del calendario del Liceo Classico Statale “A.Rosmini”- passeggiata nei giardini di Palma Campania
" Ma spesso gli artisti non sanno bene cosa stanno creando; essi sono guidati dall’istinto moderato dall’esperienza. Non hanno in mente parole o concetti da esprimere ma solo immagini che premono per uscire ed essere impresse, attraverso il braccio, la mano, il pennello. Inconsapevolmente il pittore trasferisce se stesso sulla tela e solo dopo un po’ di tempo si riconosce… ".
Mario Errico
E' possibile vedere qualche anticipazione su questo Video.
Mario Errico
Ha studiato presso il Liceo Artistico Statale di Napoli
Ha frequentato il corso di scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli
Insegna Storia dell’Arte presso il Liceo Classico Statale “A. Rosmini” di Palma Campania
Mostre e impegni professionali:
1985 – Nola - Personale
1986 – Nola – Centro Ricerca 11- Dis-Oggettività
1987 – Nola – Centro Ricerca 11- Decaedro
1987 – Teggiano- VI Biennale di Arte Sacra Città di Teggiano
2003 – realizzazione del Palio del Carnevale Palmese 2003
2004 – illustrazioni del il Calendario del 50° Anniversario dell’istituzione scolastica del Liceo Classico Statale “A. Rosmini” di Palma Campania
2005 – illustrazioni del Calendario del Liceo Classico Statale “A. Rosmini” - Uomini Illustri della Terra di Palma
2002/04 – ha collaborato, in qualità di scenografo, per le associazioni di teatro e danza di Palma Campania 2006 illustrazione del calendario del Liceo Classico Statale “A.Rosmini” – Pier Paolo Pasolini – Sequenze di cinema e i vita
2005 Palma Campania - Circolo Culturale “Vittorio Emanuele” – I Pastelli di Mario Errico
2007 illustrazione del calendario del Liceo Classico Statale “A.Rosmini”- passeggiata nei giardini di Palma Campania
Io non credo di fare qualcosa in particolare, ma credo che tutti in particolare fanno qualcosa.Sono solo interessato a tutti i tipi di arte (e quindi a tutto) in quanto inseparabbili tra di loro.Nella pittura nella musica e nella poesia mi piace esprimere problemi sociali e pensieri metafisici.
Antonio Foglia
in basso alcune opere
Il braccio della fantasia che afferra la Realtà
Il portatore di Occhi
Il triangolo come mezzo di carneficina per i canoni della Realtà
Intervistata (o più precisamente: costretta con la forza a dirmi qualcosa da scrivere qui dove state leggendo), ha dichiarato, in merito alla sua passione per la pittura:“Da che ho memoria, ricordo d’aver sempre dipinto. Probabilmente i primi pennelli li ho intinti negli omogeneizzati”. C’è per tutti qualcosa che ci fa star bene e Rosa sembra aver trovato quel qualcosa nella pittura. Da sempre, sia alle superiori che all’Università, studia lingue. E non credo sappia perché. Da molto prima si interessa di pittura: da piccola, il suo preferito era Van Gogh, ma poi la passione si è sviluppata ed estesa, passando per l’espressionismo, in particolare quello tedesco, l’art nouveau… La maggior parte del tempo libero, e, in verità, anche una buona parte del tempo che libero non dovrebbe essere, lo dedica alla sua passione principale. Poi se avanza del tempo dipinge. Dipingere per Rosa è motivo di felicità, un antistress, una passione, una valida alternativa all’analisi. Il suo stile potrebbe essere definito a metà fra Chagall e una macchia di sugo su una camicia. Un talento che per alcuni è spiccato, per altri è solo frutto del suo daltonismo. Nelle conversazioni sull’arte, di ogni genere, e sostenute con chiunque, finge di capir qualcosa sorridendo e annuendo. Ma quando riceve domande specifiche utilizza il vecchio trucco del “Scusate vado a incipriarmi il naso” per cavarsi d’impaccio. Parte della critica sostiene che i suoi capolavori siano frutto della mano di un’artista sconosciuta alla quale la Iannuzzi ha rubato le tele. Un’altra parte della critica non concorda, rispondendo con forza:”Quali capolavori?!”. Giovane e talentuosa, ma c’è chi è pronto a scommettere solo su uno dei due aggettivi, presenta per la prima, e secondo alcuni ultima, volta le sue opere. “Tanto qualcuno a cui piacciono sempre lo si trova” è stata la dichiarazione del suo agente e talent-scout.
Bisogna solo entrare in questo mondo onirico cercando di non far troppo rumore.
LA LUCE.
LA LIBERTA'.
L’AMORE.
Personale di Maria De Masi
La mia prima mostra, intitolata “La luce- la libertà- l’amore”, rappresenta, dopo la mia lunga esperienza di scrittrice, il “riveder le stelle”, come dice padre Dante. Scrivere è stato un mio bisogno quotidiano, dialogare con il foglio bianco: di mattina ero con i miei alunni: l’ UNICEF, Madre Teresa di Calcutta. Di pomeriggio: ancora con loro nelle prove di vari lavori teatrali: Pulcinella, l’Iliade in napoletano; mai preteso il diritto alla solitudine per sentire le mie voci di dentro. C’era la vera Maria De Masi con la mia rabbia, la mia solitudine, i miei sogni. E’ stato un viaggio segreto per la mia “anima vagante”- come dice la dott.ssa Gesmundo- un lungo cammino alla ricerca di me stessa fino all’ approdo che è l’amore per l’ umanità, meta cui arriva ogni poeta. Ma quest’estate, giocherellando con colori e pennelli, sono arrivata finalmente a ritrovare la gioia di vivere, della bambina che è in me, il prato in fondo al cuore. Sono riuscita a vivere la mia primavera, un’ esaltazione di colori nei miei quadri policromi e splendenti, la trasparenza dei cristalli, il delicato riflesso della perle, lo scintillio dell’oro e dell’ argento. Quanti sono stati i quadri che ho creato, ricordi della belle giornate passate al mare, campi di papaveri, fuochi d’artificio esplosi durante il capodanno 2007. Interessante mi è sembrato un quadro nel quale ho raffigurato una donna che emerge da un prato fiorito: lo stato nascente di una nuova Maria De Masi che bagnatasi nel Leta e nell’ Eunoè (meno male!) esprime sulla tela la sua ritrovata allegria e la comunica agli altri, godendosi la sua libertà d’artista. Un po’ di rosso spruzzato qui e la, un cielo turchino trapuntato di stelle argentate, un mare in tempesta con un po’ di viola, poi l’amore, l’amore per la terra con le sue meraviglie, i suoi mille colori. L’amore per chi guarda i miei quadri e si rallegra dimenticando il grigio (tanto!) che è nel mondo.
Mi rivolgo soprattutto ai giovani per incoraggiarli e per spingerli a non smettere mai di sognare, dimostrano loro che ogni stagione è bella.
Io non posso scrivermi.
eccesso di implicazioni, eccesso di semplificazioni.
Posso invece sviscerare immagini dal flusso del melieu contemporaneo.
Catene interoggettive di interoggetti a loro volta associati ed associabili secondo criteri intimi (auto-detratti) (auto-analitici) derivanti dai diversi media, ognuno con la propria peculiarità ed il proprio portato semantico, crudamente associati secondo criteri sommativi.
La rinunzia a qualsivoglia espediente costruttivo è da leggersi secondo una precisa volontà disvelatrice: sotto ogni immagine, ogni procedure di visione, come di produzione di artefatti visuali (materiali e non) sono sottese una o più sistemi di visioni, principi ordinatori inscindibilmente legato alle tecniche ed alle tecnologie. Per ogni medium e per ogni periodo storico la struttura cambia, conservando una parte di se per uno scontro con quelle a venire.
Fotografia, grafica, tavola anatomica, sguardo autoptico messi fianco a fianco, con parificato statuto estetico. Attualizzati come reperti de-archeologizzati.
Il senso dell'operazione sta tutto nell'intersezione, la linea di demarcazione come messa in forma del vortice entropico della produzione immaginale contemporanea.
La linea come sorveglianza e punizione.
Da queste opere emerge fortemente la struttura, la grana e la clinica: un'iconografia minima attraverso la quale attuare una riterritorializzazione senza sosta, una produzione ordinata estemporaneamente dai soli valori numerici (#1,2,3...) e continuamente riattualizzabile attraverso evoluzione generativa di immagini a venire: una gara di resistenza. Forse opere non finite, mediate eppure intenzionalmente precarie, basate su strutture che sembrano rivendicare una loro autonomia rispetto alla compiutezza dell'insieme. Non finite per un desiderio di elaborazione ulteriore che ne è insito.
Ogni opera è un insieme di sistemi parziali che interagiscono: non solo per una effettiva compresenza storica (opere presentificate l'una di fianco all'altra) ma per una sorta di organica ed instabile reciprocità.