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venerdì, 21 marzo 2008
PALLAGRELLO NERO
Si tratta di una delle poche uve a bacca sia rossa che bianca, come la malvasia ed è, in ordine di tempo, l`ultima riscoperta vitivinicola della Campania che ha avuto un significativo riflesso commerciale.
Il Pallagrello nero, uva ritenuta molto pregiata ai tempi dei Borbone, è stato confuso a lungo dopo la fillossera con altri vitigni, soprattutto con l`aglianico. Individuato e rilanciato con precisione scientifica all`inizio del nuovo millennio insieme al bianco e al casavecchia rappresenta il trittico dell`exploit delle colline caiatine. Vendemmiato a fine ottobre, ha sicuramente una maggiore propensione alla morbidezza e all`eleganza se trattato con attenzione in cantina.
Ma non è assolutamente un rosso beverino o gracile, perché ha buon propensione all`invecchiamento.
Il Pallagrello rientra nella igt Terre del Volturno.
Il profilo aromatico, caratterizzato essenzialmente da note di frutti rossi, tabacco, confettura di more, evidenzia dei punti di contatto con il “Merlot” e il “Primitivo”.

Pallagrello Nero
martedì, 26 febbraio 2008
MONICA DI SARDEGNA
Il Monica, unitamente al Cannonau, è il vitigno rosso maggiormente presente in ogni regione agraria della Sardegna. Le sue origini abbastanza incerte sembrano avvalorare l'ipotesi di una provenienza spagnola, da qui il nome ricorrente di "Mora di Spagna'' . Il vitigno esprime tutta la sua esuberanza produttiva sui terreni profondi a, composizione mediamente calcarea. Le zone collinari a media pendenza, ben esposte al Sole, sembrano essere le più adatte alla, produzione di uve Monica con un perfetto equilibrio di componenti coloranti e zuccherini. Nei vigneti di Monica vengono quasi sempre associate altre varietà d'uva (15-20 per cento), tendenti a far esaltare maggiormente le caratterizzazioni di pregio di questa cultivar. Il vino Monica si qualifica prevalentemente per la sua morbidezza e delicatezza nel gusto e per una equilibrata gradazione alcolica mediamente compresa tra 11.50 e 1 2 . 50 . Ia DOC ne qualifica due tipi: il primo decisamente da pasto, denominato Monica di Sardegna, il secondo , più ricco di corpo e di alcool (minimo 13°) grazie ad un leggero appassimento delle uve sulla pianta, denominato Monica di Cagliari.

venerdì, 04 gennaio 2008
Il Lacryma Christi (o Lacryma Christi del Vesuvio, o Vesuvio) è un famoso vino campano entrato a pieno titolo nella storia dell'enologia nazionale ed internazionale, noto e affermato in tutto il mondo.
Il Lacryma Christi veniva prodotto negli antichi tempi da certi monaci, il cui convento sorgeva sulle pendici del Vesuvio.
La fama di questo meraviglioso angolo di mondo e del suo vino ha fatto fiorire miti e leggende: "Dio riconoscendo nel Golfo di Napoli un lembo di cielo strappato da Lucifero durante la caduta verso gl'inferi, pianse e laddove caddero le lacrime divine sorse la vite del Lacrima Christi".
Un'altra versione narra invece di Cristo in visita ad un eremita redento che prima del commiato gli trasforma la sua bevanda poco potabile in vino eccellente.
Si possono fregiare della denominazione di Lacryma Christi solo quei vini prodotti da uve che sono state raccolte quando dai loro acini stillano lacrime di zucchero.
Le uve sono coltivate solo in 15 comuni in provincia di Napoli, ad alta vocazione vitivinicola e localizzati su tutta la fascia pedemontana del Vesuvio dove i vigneti ospitano varietà autoctone, da sempre coltivate in questa zona.
Lacryma Christi Rosso VESEVIA
Colore: rosso rubino, talmente vivace e prorompente per cui sembra venuto fuori dal Vesuvio stesso;
Profumo: gradevole, profuma di frutta rossa e talvolta di spezie;
Sapore: secco e con un aroma armonico, complesso e corposo;
Vitigni: Piedirosso e/o Sciascinoso (min 80%), Aglianico (max 20%);
Gradazione alcolica: minimo 12%;
Produzione: massimo 100 qli/Ha, con una resa alla vinificazione non superiore al 65%;
Accostamenti: è un vino di corpo per cui va accostato a paste o polente con sughi di carne, arrosti di carni rosse, pollame nobile, selvaggina, formaggi piccanti, senza escludere la possibilità di farlo sposare con la lasagna napoletana.
I vini di corpo devono la loro particolarità anche al fatto che sono su piede "franco" (ovvero sono ancora le viti che ivi vi si acclimatarono millenni or sono).
martedì, 27 novembre 2007
Sammichele
Casavecchia – Terre del Volturno
Dall'azienda CASTELLO DUCALE situata nelle terre di SOLOPACA ecco a voi questo rosso gentile con riflessi violacei limpido, luminoso e abbastanza persistente. Eccellente l’espressività aromatica di questa varietà, un cassis che dolcemente sibila intenso, e che profondo appaga con le sue distillate effusioni. In particolare è vincente la fusione fra la dolcezza dell’aroma della polpa e la dolce mentosità d’un rovere assai ben bilanciato. Le analogie vanno ad una mora mentosa appena colta con vene olfattive di ciliegia, di ribes, d’amarena, bacche particolarmente fragranti, nette, turgide al profumo. Chiude il cerchio un durante in bocca di bella rotondità d’assieme, tannico in deglutizione, via via più morbido al suo lungo e balsamico persistere.
Va servito ad una temperatura di 15-16°C.
Si accompagna molto bene con primi piatti della tradizione campana, sulle carni, e pesce all’acqua pazza.
Vitigno: Casavecchia 100%
Tipo di terreno: Argilloso - calcareo
Vinificazione: In rosso a temperatura controllata
Maturazione: in barriques di secondo passaggio di rovere di media tostatura per 6 mesi
mercoledì, 31 ottobre 2007
CAMPOROCCIO
Galluccio DOC
La zona di produzione di questa Doc comprende 5 comuni, dominati dal vulcano spento di Roccamonfina, che conferisce al terreno caratteristiche tali da consentire una fiorente attività agricola. Comprende i Comuni di Conca della Campania, Galluccio, Mignano Monte Lungo, Rocca d'Evandro, Tora e Piccilli, in provincia di Caserta. Il Rosso si produce per il 70% dalle uve del vitigno Aglianico con l'aggiunta eventuale di altri vitigni a bacca nera non aromatici, raccomandati e/o autorizzati della zona. Il prodotto dell' azienda vinicola PORTO DI MOLA "CAMPOROCCIO" è composto da uva d'AGLIANICO al 100%.
La metodologia produttiva del Rosso può essere definita come la vinificazione con la vinaccia (costituita dalle parti solide dell'uva, bucce e vinaccioli) a contatto con il mosto durante la fermentazione, per estrarre parte delle sostanze in essa contenuta. In sostanza, l'uva viene pigiata e, nella maggioranza dei casi, diraspata, quindi posta in speciali recipienti per la fase di fermentazione e macerazione, due fenomeni essenziali nel processo di vinificazione. Al termine della macerazione avviene la svinatura, che permette di eliminare dalla parte liquida le vinacce, ottenendo così il vino fiore. A questo punto il vino viene sottoposto a travasi per eliminare le altre sostanze solide eventualmente precipitate, quindi viene indirizzato all'affinamento e all'invecchiamento e infine stabilizzato e imbottigliato.
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| CAMPOROCCIO |
Tipologia: Rosso Secco
Colore: rubino intenso con riflessi violacei.
Note olfattive e gustative: al naso risulta ampio e persistente con netti sentori di ribes, lamponi e legno appena percettibile che armonizza aromi speziali di pepe e cannella. Al gusto di corpo deciso, caldo e robusto.
Ph: 3,64
Acidità totale: 5,3 g/l
Estratto secco totale: 31 g/l
Zuccheri riduttori: 2,7 g/l
Zona: Galluccio (CE)
F.lo 20 P.lle 39, 40, 41 – Tenuta di proprietà.
Natura del Terreno: vulcanico (argilloso, basaltico).
Sistema di allevamento: cordone speronato.
Enologo: Maurizio de Simone
Vendemmia: rigorosamente a mano alla fine di Ottobre ed alle prime ore del mattino.
Vinificazione: avviene con macerazione delle uve a temperatura controllata per 13 giorni circa. Affinato in barriques di rovere francese in ambiente naturale per 6 mesi ed imbottigliato procede l’affinamento per ulteriori 6 mesi.
Abbinamenti: ideali con piatti dal sapore intenso, primi a base di legumi, secondi di carne rossa, cacciagione, formaggi di media e lunga stagionatura; ottimo anche come vino di compagnia lontano dai pasti.
Temperatura di servizio: 18-20 °
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lunedì, 08 ottobre 2007
BIFERNO ROSSO
Il Biferno, prodotto in provincia di Campobasso, è uno tra i più prestigiosi vini del Molise.
Come si consuma. Il Biferno Rosso, da bere in calici bordolesi a 16-18°C, è particolarmente indicato per accompagnare carni bianche al forno, carni rosse alla griglia, pecorino stagionato, soppressata, piatti di polenta al ragù o paste elaborate.
Come si produce. La metodologia produttiva del Rosso (vinificazione in rosso) può essere definita come la vinificazione con la vinaccia (costituita dalle parti solide dell’uva, bucce e vinaccioli) a contatto con il mosto durante la fermentazione, per estrarre parte delle sostanze in essa contenuta. L’uva viene pigiata e, nella maggioranza dei casi, diraspata, quindi posta in speciali recipienti per la fase di fermentazione e macerazione. Al termine della macerazione avviene la svinatura, che permette di sgrondare dalla parte liquida le vinacce, ottenendo così il vino fiore. A questo punto il vino viene sottoposto a travasi per eliminare le altre sostanze solide eventualmente precipitate, quindi viene indirizzato all’affinamento e all’invecchiamento, per un periodo anche molto prolungato, e infine stabilizzato e imbottigliato.
Zona produzione: |
| Diversi comuni in provincia di Campobasso. |
Invecchiamento: |
| 1-4 anni |
Colore: |
| Rosso rubino intenso |
Profumo: |
| Gradevole, intenso, caratteristico |
Sapore: |
| Asciutto, equilibrato, leggermente tannico, armonico. |
Caratteristiche: |
| Tranquillo da pasto |
Temperatura Servizio: |
| 18-20 ° C |
Accostamenti: |
| Salumi, primi sostanziosi, carni bianche. |
Vitigno: Montepulciano, Trebbiano, Aglianico
martedì, 02 ottobre 2007
SCIASCINOSO
Dedicato a Marianna
Dedicato a Marianna è il nome di questa azienda irpina di Ciriaco Coscia che ha scelto volutamente un nome femminile, quasi ad indicare che l’eleganza ed il carattere forte del vino derivano e si identificano con la personalità tipica delle madri del sud. I vini dell’azienda rispecchiano la terra che ha dato loro la vita, complessi ma con un carattere aperto verso il mondo.
Lo Sciascinoso è più noto in Campania con il suo sinonimo Olivella che deriva dalla forma allungata dell’acino, oliveforme. Oggi in Campania l’Olivella è molto diffusa ed in essa si possono riconoscere due gruppi principali di biotipi: uno riferibile allo Sciascinoso e l’altro riferibile alla vera Olivella. Il termine Sciascinoso, e tutte le sue variazioni, probabilmente era solo utilizzato nelle provincie di Avellino e Salerno. Carlucci, nel 1909, nella sua monografia in Ampelographie di Viala et Vermorel afferma che l’Olivella e lo Sciascinoso siano varietà ben distinte sostenendo: “lo Sciascinoso è molto diffuso nelle provincie di Avellino e Salerno, meno in quella di Napoli e dintorni”.
Un importante giudizio enologico sul vino di Sciascinoso lo danno Carlucci: “colore rosso rubino intenso o rosso sangue con bagliori rosso vivo, odore vinoso, gradevole, sapore leggermente acido, fresco, astringente, ben sostenuto e di media forza” e successivamente Mincione: “il vino di Sciascinoso, specialmente quando si di raspa l’uva, è un buon vino da pasto, acidulo, gradevole, stringente in giusto grado, di media robustezza, molto colorato e spuma rossa, apprezzata dai commercianti”.
Lo Sciascinoso è un vitigno molto vigoroso con germogliamento precoce che predilige forme di allevamento a spalliera. Raggiunge la maturazione tra la seconda e la terza decade di ottobre, con un’acidità totale alta e un basso tenore in zuccheri. Non ha particolari esigenze circa la scelta del portainnesto.
A riprova della forte tipicizzazzione, lo Sciascinoso è un vitigno raccomandato solo per la Campania.

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